Il Potere delle Nostre Abitudini

Siamo la somma delle nostre abitudini.

I campioni non fanno cose straordinarie: fanno cose usuali, ma le fanno senza pensare, in modo automatico, velocissimo, molto prima che la squadra avversaria possa avere il tempo di reagire… Loro seguono le loro abitudini.

Ti capita mai di voler fare qualcosa, ma che ti sia difficile iniziare a farlo?

O di rinunciare poco dopo aver trovato finalmente la forza di cominciare?

Sicuramente sì!

Io ho provato anche oggi questa sensazione ed è molto frustrante!

Non sarebbe bello riuscire a fare quello che si vorrebbe fare?

Non sarebbe bello riuscire ad andare in palestra tutti i giorni, se lo desideri?

L’attività fisica è un’azione che si può fare per abitudine, imparando la giusta esecuzione e periodicità degli allenamenti: un comportamento che, tradotto in azioni ripetute, diventa in poco tempo naturale quanto lavarsi denti o guidare la macchina.

Oggi parliamo di come puoi instaurare QUALSIASI nuova abitudine.

“La nostra vita intera è solo la somma delle nostre abitudini” diceva William James.

Tante delle scelte che facciamo ogni giorno possono sembrare decisioni ragionate e ben analizzate. In realtà non lo sono: in base allo studio pubblicato dalla Duke University, più del 45% delle nostre azioni quotidiane non sono delle decisioni, ma delle abitudini.

http://web.archive.org/web/20110526144503/http://dornsife.usc.edu/wendywood/research/documents/Neal.Wood.Quinn.2006.pdf

Non ti è mai successo desiderare tantissimo fare una cosa, ma di far fatica ad iniziare, anche se razionalmente sai che ti farebbe bene?

O di rinunciare poco dopo aver finalmente trovato il coraggio e la forza di cominciare?

E quindi smettere, anche se la logica ti dice che sarebbe a tuo vantaggio proseguire?

Ma se hai analizzato attentamente e deciso che vuoi cambiare qualcosa (ad esempio fare una nuova attività, avere un altro modo di pensare, comportamenti diversi, avere un altro aspetto), come mai accade questo?

Come mai, una volta che razionalmente hai detto “APPROVATO”, la messa in pratica è per la maggior parte delle volte DELUDENTE?

Come mai finisci per essere scoraggiato, con meno autostima e con la fiducia in te stesso stropicciata, con i risultati desiderati sempre più lontani?

Quanto sarebbe bello riuscire ad arrivare fino alla fine, fino al raggiungimento dell’obiettivo?

Quali problemi potresti superare imparando a fare quello che hai deciso?

Come sarebbe bello avere uno strumento che ti aiuta a programmarti nel realizzare i tuoi progetti?

Le cose non sono difficili da fare! È difficile mettersi nella condizione di farle.

È molto difficile quando non c’è nessuno che ti controlla. Tutto si complica quando sei l’unico responsabile sia per la riuscita e per il fallimento, quando non c’è nessuno che ti spinge a fare o ti riprende se non fai le cose.

In questo caso devi trovare da solo la motivazione, sviluppare la tua autodisciplina, difenderti da tentazioni e critiche. E’ tutto più difficile. In effetti, entrare in uno stato favorevole all’azione ogni volta che desideri agire è più difficile dell’azione stessa.

Pensa questo: non è difficile correre o fare gli esercizi in palestra, lo è di più mettersi le scarpe andare a correre. Non è molto difficile leggere 10-20 pagine al giorno, è difficile prendere in mano il libro. Non è difficile mangiare un’insalata, il difficile è andare a comprare quell’insalata, e così via …

“Siamo quello che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine.” Aristotele

Instaurare un’abitudine, l’ autodisciplina di fare ripetutamente una azione, significa entrare in un automatismo quasi inconscio, che diventa così parte di te stesso.

Non ti devi più sforzare, non è più faticoso: è scomparsa anche quella vocina che ti diceva “dai, lascia perdere, lo farai domani!”

Vi faccio un esempio. Io, la sera, decidevo spesso di svegliarmi al mattino e di andare a correre. Sempre io, il mattino seguente, mi dicevo: ”Ma sì, dai!… E’ meglio se si dorme un’ora in più!”

In effetti, nella mia testa c’erano due vocine. Una mi diceva: “alzati e fai quello che hai deciso! So che lo desideri tanto!”. L’altra invece: ”Lascia perdere! Hai bisogno anche di dormire!”. Per la maggior parte delle volte, era la seconda che vinceva.

Poi mi sono chiesta: “Cosa sta succedendo? Lo so che a me piace molto correre e che mi fa bene; mi aiuta anche negli altri ambiti della mia vita. E so anche di poterlo fare: il mio corpo resiste anche con meno ore di sonno. Allora cos’è che mi trattiene e che mi tira indietro?”

La responsabile è la nostra mente, la nostra migliore amica. E’ lei che ci tira indietro, portandoci nella nostra zona di conforto.

La mente è responsabile della nostra sopravvivenza. Il modo migliore per farlo è di tenerci “al caldo”, nei limiti che lei conosce e che può controllare.

Questo stato viene denominato omeostasi ed è la tendenza naturale del nostro corpo a mantenere una relativa stabilità interna, anche al variare delle condizioni ambientali, attraverso dei meccanismi autoregolatori.

La mente umana ha la speciale capacità di rispondere ai rischi; e l’insicurezza riguardante il risultato di un’azione è uno di questi rischi.

L’insicurezza comporta un alto consumo di energie per analizzare, imparare e implementare i nuovi processi. Ma, secondo gli scienziati, il cervello cerca costantemente un metodo per risparmiare energia e fatica.

Quindi l’introduzione di un’azione porta il cervello di fronte a nuovi aspetti decisionali. Questo lo induce a consumare più energia e questo, di per sé, non è desiderabile.

Secondo gli studi effettuati, instaurare una nuova abitudine porta a risparmiare dell’energia. Paradossalmente, questo avviene perché, una volta che l’azione diventa abitudine, il cervello inizia a pensare meno, perché i centri del cervello responsabili delle decisioni non vengono più attivati. Il cervello viene così liberato di un consumo indesiderato di energia e questo lo aiuta a dedicarsi ad altre cose.

Il cervello ha convertito la serie delle azioni in un’abitudine: questo processo ha il nome dei “chunking” (segmentazione) ed è la radice della formazione delle abitudini.

Ci sono centinaia di segmenti comportamentali che noi utilizziamo tutti giorni. Alcuni possono essere semplici, come lavarsi denti; altri possono essere più articolati, come guidare un autoveicolo. Sono di importanza fondamentale per il nostro sviluppo e per la nostra sopravvivenza.

Le abitudini quindi guidano la nostra vita più di quanto ci piaccia ammettere. In realtà sono così potenti da poter “spegnere” il cervello. Ognuno di noi decide cosa e quanto mangiare, quando prendere il caffè, quando andare in palestra, al lavoro, con i figli al parco. E’ una conseguenza neuronale ed è a nostro favore

Non esiste qualcosa che tu non puoi fare se IMPOSTI LE CORRETTE ABITUDINI.

QUINDI NON È LA DECISIONE CHE CONTA MA LE ABITUDINI.

Ma come si trasforma una decisione in un automatismo, in un’abitudine?

E’ facile, se fai i passi che ti indico nel prossimo articolo. Intanto scrivi nei commenti quello che desideri fare ma non riesci ancora o contattami!

 

 

 

Un pensiero su “Il Potere delle Nostre Abitudini

  1. francesco ha detto:

    Voglio lasciare la mia testimonianza sulla efficacia delle tecniche di PNL.
    Da qualche anno avevo l’abitudine di bere uno o due bicchieri di vino ogni sera. Non che sia stato un problema grave, ma rinunciarvi era complicato, una vera faticaccia. Sono uno sportivo, mi alleno quotidiamente e la rinuncia al vino era legata proprio alla dieta da atleta.
    Ci ho provato numerose volte ma senza successo, con una scusa o l’altra riprendevo sempre. Questo mi faceva arrabbiare con me stesso.
    Mi rendevo conto di non avere il controllo. C’era una forza invisibile che mi portava dove non volevo.
    Credo che si possa chiamare dipendenza, anche se lieve.
    Poi a Settembre ho usato una tecnica della PNL che si chiama “Tecnica delle parti”. La durata di questa tecnica è stata di circa 20 minuti. Al termine della sessione, che consiste nel rispondere ad alcune domande rimanendo totalmente conscio, ho avuto un periodo di circa 2 mesi in cui ho provato un rifiuto per il vino.
    Si, incredibile, il vino mi dava fastidio. Non lo bevevo ed ero felice di farlo.
    Oggi a distanza di qualche mese di distanza, riesco a gustarmi un buon bicchiere solo in quelle rare circostanze in cui decido di farlo.
    Riesco finalmente ad avere il pieno controllo di quando bere. La forza invisibile è svanita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *